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Chimica farmaceutica inorganica in terapia, di Giorgio du Ban

Inorganic pharmaceutical chemistry in therapy, by Giorgio du Ban

​​Friedrich Wöhler, con la sintesi dell’urea (1828), infligge un durissimo colpo ai “vitalisti” dell’epoca, i quali affermavano che la chimica degli organismi viventi fosse fondamentalmente differente da quella della materia inanimata.
Una prova della indefinibilità della divisione netta dei tre regni della classificazione linneana, ormai superata, è forse il primo farmaco utilizzato dall’homo: il fango. Un altro simbolo di questa ambiguità è il corallo rosso: è un animale (polipi), che sott’acqua sembra un vegetale e all’aria rimane un minerale.
La tecnica farmaceutica complicatissima e le prodigiose leggende sui poteri delle pietre preziose​ sono la necessaria sceneggiatura per coadiuvare la terapia con un efficiente effetto placebo. 
Nella mia Farmacia erano ancora presenti, a metà dell’altro secolo, l’antimonio, l’acqua di catrame, la grafite (parente povero del diamante), l’acetato di piombo della prima acqua vegeto-minerale ed altri.
Come elementi originali possiamo riportare le monografie, pubblicate sul glorioso Bollettino Chimico Farmaceutico, di un riuscito miglioramento della preparazione dell’unguento di mercurio al 30% FU VI (1960), possibilità esclusa dal Conci (1926), e la dimostrazione che su otto specialità di supposte di bismuto e tetraciclina, in commercio da anni, cinque erano da buttare (1964).

Friedrich Wöhler, with the synthesis of urea (1828), inflicts a severe blow on the “vitalists” of the time, who claimed that the chemistry of living organisms was fundamentally different from that of inanimate matter.
A proof of the indefinability of the net division of the three kingdoms of the Linnean classification, now outdated, is perhaps the first drug used by homo: mud. Another symbol of this ambiguity is red coral: it is an animal (polyps), which appears to be a vegetable under water and remains mineral in the air.
The complicated pharmaceutical technique and the prodigious legends about the powers of precious stones were the necessary script to assist the therapy, with an efficient placebo effect.
In my Pharmacy there were, still in the middle of the last century, antimony, tar water, graphite (a poor relative of the diamond), lead acetate of the first water of Burow and others.
As original elements we can report the monographs, published on the glorious Pharmaceutical Chemical Bulletin, of a successful improvement of the preparation of mercury ointment to 30% FU VI (1960), possibility excluded from the Conci (1926), and the demonstration that out of eight specialties of suppositories of bismuth and tetracycline, on the market for years, five were to be thrown away (1964).



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